Carmelo Sciascia, giovane siciliano ormai compiutamente inserito nella realtà
piacentina,
si inquadra in una singolare connotazione pittorica in cui emergono evidenze
di un figurativo
forte e deciso, caratterizzato dall'uso gestuale e grintoso del colore tipico dei pittori dell'area
espressionista.
Sciascia ha in sè, nelle sue radici mediterranee solatìe ed intense, questo suo gusto vigoroso
e determinato sia nel segno che nella applicazione cromatica. Si avverte nella sua pittura un
procedere inquieto e dinamico, una specie di ansia mai addomesticata dalla consuetudine.
Nella sua panoramica creativa i colori balenano e balzano come valori primari nell'unità
compositiva del quadro, danno un senso di agitato fervore che cerca equilibri e certezze.
C'è qualcosa di vulcanico e di "effetto fulmine" che pervade la sua ispirazione. Tutto ha
un impatto suggestivamente scabro e penetrante.
C'è poi, in Carmelo Sciascia, un feeling culturale con alcuni maestri della pittura europea,
con Goya soprattutto, con Van Gogh, con gli espressionisti tedeschi, con gli italiani
Guttuso e Aligi Sassu. Questo muoversi in una dimensione culturale alta ed attenta, gli
permette una visione critica e di confronto nel momento creativo poichè Sciascia ha una
pittura personalissima, inconfondibilmente "sua", ricca di una genuinità che domina e
sovrasta qualsiasi suggestione possa giungergli dalla storia della pittura.
Più che la scelta dei tonalismi, colpisce nel suo procedere pittorico lo stile di stesura dei
colori che irrompono nel quadro con una eccezionale carica di vitalità, con un ruolo non
descrittivo ma narrativo, con una funzionalità che punta decisamente ai contenuti. In certi
paesaggi natii in cui bruciano profili di primordiali lave rosse, in certi suoi tumultuosi
cavalli, in certi volti scavati con partecipe indagine psicologica, emerge il "nocciolo" di
una personalità artistica di grande forza e interesse.
Piacenza, novembre 1987 Ennio Concarotti