Nell'arte, a volte, esistono dei fatti. Per esempio nell'ambito della letteratura francese i tre punti che innervano la prosa di Céline sono un fatto, voglio dire una realtà oggettuale, tattile, che si installa dentro a un'opera d'arte. Nei film di Pasolini i volti segnati sono un fatto; cioè esistono fortemente. E gli esempi sono moltissimi, in tutte le arti.
Questo ha a che fai-e con la pittura di Carmelo Sciascia. che è una pittura essenzialmente di fatti, di cose reali: e non di astrazioni, di concetti ermetici. di punti di vista decentrati. La pittura di Carmelo Sciascia ha dei contenuti che esistono ineludibilmente. Le arance rigogliose, la vegetazione, le coste frastagliate, i vulcani, le case, gli animali non fanno parte di un sogno vago ma piuttosto del suo contrario: una iper-realtà. una realtà molto più materica e densa, molto più raggrumata, cicatrizzata.
Da questo partono poi le metafore. E cioè le cose, che hanno dato prova di esistere, possono poi essere anche reinterpretate come simboli di qualcos'altro. Allora i tre signori sui tre cammelli (- di sangue caldo e nervi, avrebbe detto Cechov) all'improvviso sprigionano il senso di una ricerca; al toro cede il ginocchio di fronte al drappo rosso e ci dice che i giganti sono vinti (- Caravaggio s'era ritratto nel volto decapitato del vinto Golia, ricordate?); gli animali stanchi danno la suggestione che forse la natura s'è stancata (- di noi?, o lo è da sempre?) e forse anche noi siamo esausti.
Insomma a me i dipinti piacciono. Piacciono per la stesura del colore e per i soggetti. Mi sembra che siano dipinti condivisibili, ecco, la parola è questa condivisibili. Come la Bibbia Pauperum medievale, anche questi dipinti si rivolgono a tutti. Finalmente. aggiungerei. Era ora, avevo voglia di trovare tin pittore non balbuziente, uno che ancora raccontasse delle cose. Dei fatti, insomma.
Gabriele Dadati.