Il colore come forza e come dramma


Quanto influisce sull'opera il luogo in cui un artista vive e lavora? Moltissimo, naturalmente; tanto è vero
che, solo per fare qualche esempio a caso, senza il paesaggio toscano non potremmo neppure concepire la pittura di Giotto; e senza la natura quale si sviluppa lungo la Senna e nella campagna attono a Parigi non riconosceremmo i dipinti di certi impressionisti. Se poi un artista, a un certo punto della sua vita, si trasferisce in altre località, anche molto lontane da quelle che hanno costituito il teatro definitivo dei suoi anni fondamentali, la memoria dei luoghi primari resterà decisiva e, in un modo o nell'altro, segnerà in maniera permanente la sua produzione, dandole un'impronta particolare, incancellabile.
E' vero che a volte si finisce con l'essere attratti da luci, da ambienti, da esistenze che poco hanno a che fare con le nostre abitudini, e che anzi si caratterizzano per la loro radicale estraneità, per l'assoluta lontananza da noi: di qui l'attrazione esercitata dalle terre del Sud sui pittori e i poeti del Nord, della Germania in specie; di qui anche le mode esotiche che hanno spinto in Orienti più o meno plausibili schiere di artisti e di intellettuali. Però rimane valido il dato imprescindibile di cui si diceva, per cui lo sguardo che posiamo sulle cose risente inevitabilmente delle esperienze dei nostri primi, decisivi anni.
Questa premessa per dire che la percezione delle cose che presiede alla pittura di Carmelo Sciascia dipende ampiamente dai colori e dalle luci, e dunque dalle esperienze, della Sicilia, la terra in cui questo artista ha passato l'infanzia (casuale la nascita in Belgio) e che si porta dentro non solo come traccia incancellabile e vistosa, ma proprio come sostanza dell'essere, anima profonda, DNA costitutivo.
Non si tratta solamente dei soggetti di questa pittura, i quali traggono ispirazione dalle marine e dalle campagne e dalle montagne e dagli animali e dalle piante della Sicilia; si tratta propriamente di spirito, di (ancora una volta) anima; si tratta di un determinato atteggiamento mentale ed estetico per cui le cose sono viste, sinteticamente, con un'oltranza assoluta, con un'accensione quasi intollerabile dei colori, barbarici nella loro inarrestabile violenza. E' come se il fatalismo che costituisce, a quanto pare, uno degli elementi fondanti del carattere siciliano, si trasferisse, in questa pittura, anche ai colori, così perentori da non lasciarci vie d'uscita, esitazioni di sorta.
Queste osservazioni, che si sono fatte, sulla sostanza cromatica della pittura di Carmelo Sciascia non devono far pensare che essa sia solare, luminosissima, perché anzi ombre cupe e drammatiche e presentimenti malinconici si accompagnano a tanto splendore del rosso, del giallo e del verde. Ne escono composizioni che ci colpiscono con forza, che ci prendono, in qualche modo, di petto, obbligandoci a prendere atto di questi paesaggi rivissuti con intensa emozione dall'artista e affidati alla nostra emozione. Perché un'altra caratteristica fondamentale di questa pittura è la sua carica comunicativa, che ci impedisce di restare indifferenti o anche solo distratti. Di fronte a quest'arte di robusta intonazione, costruita con pennellate decise, quasi risentite, di una matrice che si vorrebbe definire espressionista, rinunciamo subito, noi che osserviamo, alle sottigliezze del pensiero lento, umbratile, crepuscolare; ci sentiamo invece trasportati - e ne proviamo un certo stordimento - in una realtà lontana dalla nostra, affondata in un tempo mitico, abitata da uomini parenti stretti degli dei, come è giusto orgogliosi e sicuri di sé e appagati dal rapporto stretto che riescono a istituire con la natura mitica e selvaggia in cui vivono.

Piacenza, Aprile '03 Stefano Fugazza