In una terra, dove la solitudine dei giorni a volte diventa un esilio e il mondo
ideale, chiuso così nel di dentro, limita la ricerca del piano di proiezione,
l'incontro di un autentico amico assume la forza di un miracolo, sentendosi
in quel momento di avere guadagnato alla comunicabilità dell'animo il
giusto interlocutore.
E' il dono che ti si concede, diventa ancora più valido se, ad arricchirlo,
giungono pure le testimonianze di una misura artistica di alto livello, quale
può essere oggi l'eccezionale patrimonio pittorico di Carmelo Sciascia.
Egli è di Racalmuto, la terra pure di quel tal Leonardo che, a parte
le glorie letterarie, a futura memoria da tempo ha dettato agli agiografi la
sua epigrafe "Si contraddisse contraddicendo".
Carmelo Sciascia , vive a Piacenza ove opera nell'arte figurativa.
Di cromosomi molto verosimilmente normanni, per quanto riguarda il cerimoniale
di aggancio si rivela però meridionale: aperto, cordiale, immediato.
Dopo le notizie didascaliche che mi fornisce, cerco di immaginarmelo anche nel
ruolo di pensatore ( ha insegnato filosofia nei licei ); egli, che considera
in una sola avventura, lo spirito e la materia, per ciò che le due forze
suscitano nella coscienza dell'uomo, così pure allenato a vagliare i
colori come un antico alchimista, forte dei simboli di una sezione aurea soltanto
a lui nota, in una terra di nebbia, per tanti inverni passati a dipingere con
l'umidità nelle ossa.
Niente da dire, allora, per le sue tinte, tenacemente mediterranee: i rossi
e i gialli, presi a suggerire le vampate di agosto; o i viola e i blu, per tracciare
semplicemente le loro ombre.
Le campiture surriscaldate devono essere nette e non sfumate come di contro
potrebbe avvenire per i panorami del Nord.
Persino il chiuso intimo delle case, con gli esterni, può essere portatore
di colore acceso. Forse perché soltanto così la realtà
psicologica va a colmarsi del connettivo che le compete.
Un nudo di donna, disteso al di qua di una finestra, mostra infatti di possedere
tale regola di riposo, colmandosi di giallo e di zebrature, per quanto concerne
la luce e le ombre dell'ambiente assolato. Una donna che impasta il pane e una
vegliarda che cuce, sono poi le testimonianze di una autentica scuola che, pur
recando il segno dell'impressionismo, consente tuttavia, dall'alto della sua
visione, un ordine ragionato del colore, in fatto di spontaneità, di
ritmo e di armonia, quali soltanto la tinta araldica può dare, puramente
e semplicemente spremuta dal tubetto del relativo colore, senza altre commisture.
Ciò avviene quando si è sicuri della sorgiva cromatica, intesa
a indicare, come nel "Nudo con natura morta", un lembo di estate in
Sicilia, superbamente eretto ad altare per il dio Sole.
Un chiaro aspetto di questa arte è dato dal quadro "Il minatore
, soccorso da una socialità impegnata sin dai tempi della tabula sulphuris
di età commodiana. Va allora da sé la decorazione che ancora stagna
nell'animo agrigentino per l'incombenza della materia da incendio, la struttura
bassa del tetto della miniera che da ogni parte conduce all'inferno vissuto
dai "carusi", ciechi per il buio del sottosuolo e per il tracoma come
una nuova specie di dannati della terra di Dostojevsskij per queste nuove memorie
di Carmelo Sciascia.
Di solito mai accade nel disimpegno che si misuri un nostro antico lutto come
avviene sul fronte di avanzamento della Zolfara. E il nostro pittore a buon
diritto sa ricordarcelo questo evento. E per rifarsi ancora del buio psicologico,
nell'opera "ragazze al giardino", egli ci da la parvenza di un richiamo
oscuro di radici, verso le nostre luci, quasi avesse ancora necessità
di restituire alla memoria un racconto che parla dell'esilio di Gauguin, con
purezza plastica, così educata oggi al dominio ricorrente dei gialli,
del blu e dei rossi, a noi pure amici.
Dico questo perché l'arte di Carmelo Sciascia non è percezione,
ma visione delle infinite possibili combinazioni dell'esistenza, il rapporto
di mediazione tra l'uomo e il tutto. Per cui, ogni vero aspetto di essa tocca
l'immanente, che divide e unisce i tanti presenti, da noi così impropriamente
chiamati. Quante forme non potranno mai essere espresse e che attendono di essere
raccontate. Per cui, quando l'opera nasce, il parto che ne deriva rientra nella
sacralità dell'evento, per il medesimo fatto che Carmelo Sciascia, essendo
un pensatore, sa, di tale educazione sottile, rendersi conto, in autonomia di
riflessione, sempre vicino alla terra alla quale con i suoi colori di festa
si richiama, per un rapporto di spiritualità e pure di comunione, nel
trionfo della natura".
Bivona, giugno 1983 Cesare Sermenghi