E' bene risalire alle origini di questa cappella ed in particolare al culto per la Madonna di "La Sprescia". Sono pochi ormai coloro che ne conoscono la storia e fra qualche decennio nessuno la ricorderà, per cui si ritiene opportuno affidarla alla tradizione scritta perché i posteri possano sapere.
Si tramanda che un signore di Bivona, accusato di avere redatto un atto falso, sia stato colpito da mandato di cattura e tradotto nelle carceri di Sciacca. A questo punto cominciano i guai per la famiglia che, non solo veniva privata del sostentamento del lavoro del capofamiglia, ma andava incontro ad un luogo e faticoso viaggio per far visita al proprio congiunto.
Si ricorda, a proposito, che la storia risale al secolo scorso, quando ci si poteva spostare da un luogo all'altro ricorrendo alla carrozza, al carretto o al mulo. Quindi, raggiungere Sciacca in queste condizioni significava affrontare un viaggio di lunghe giornate e di fatica notevole.Il viaggio iniziava a sud del paese nell'attuale trazzera "di San Lunardu". Un giorno la donna, stanca di tanta fatica, nell'intraprendere ancora una volta la via per Sciacca, invocò con ardore la Madonna chiedendole di sollecitare (sprisciari) la causa del marito e di farlo tornare libero a casa.
Mentre la donna cosi pregava, senti una voce che diceva: "E' libero, e' libero".
Nello stesso istante scorse una fila di mulli con degli uomini e tra essi il marito. Nel punto in cui pregò, per la grazia, la donna decise di erigere una cappella alla Madonna che chiamò della "Sprescia".
Quando si scavò per eseguire il lavoro, fu trovato un involto in cui era racchiusa una immagine della Madonna con il Bambino che tiene il mappamondo in mano. Costruita la cappella, in essa fu posta l'immagine trovata e quel luogo divenne meta di culto e di preghiera soprattutto da parte di chi desiderava l'attuazione di qualche desiderio.
Dopo la seconda guerra mondiale alcuni paesani che avevano dimenticato il loro credo cristiano ed altri che professavano una religione non cattolica incendiarono la cappella. Il quadro, anche se a contatto con il fuoco, si è in parte annerito ma non bruciato. Esso fu recuperato ed è tuttora custodito dalla famiglia Padronaggiò. L'attuale immagine, che riproduce la precedente, è opera del bivonese Carmelo Cardinale.
Tra il 1950 ed il 1955 per interessamento delle famiglie Padronaggiò, Cavallaro e Puccio e con l'intervento economico di altri devoti la piccola cappella è stata ricostruita più grande e con un altare in gesso su cui e possibile celebrare la Messa.
Il mese di maggio e dedicato particolarmente a questa Madonna con rosario giornaliero e messa conclusiva.
In ogni periodo, però, e dato di vedere gruppi di persone che sostano davanti alla cappella o le girano attorno pregando fervidamente la Madonna affinchéle aiuti a superare le gravi difficoltà della vita.
Sull'altare arde perennemente una lampada ad olio, fornita dai fedeli.