IL PORTALE GOTICO CHIARAMONTANO DI BIVONA

 


E'senza dubbio, tuttora, una preziosa testimonianza del passato. Il portale gotico chiaramontano di Bivona, per quanto invecchiato, conserva con superbia i segni del genio dell'artefice e da solo, se meglio valorizzato, potrebbe costituire una vera attrazione turistica ed uno stimolo a ricerche più esaustive. L'indignazione è spontanea se si pensa che gran parte dei guasti e delle mutilazione non è da attribuire solamente alla congiura del tempo. L'incuria dell'uomo è stata prevalente.
L'ex chiesa Madre, di cui la facciata, col suo armonico portale, faceva parte, fu demolita per dare posto alla costruzione di una centrale termoelettrica.
- Tempus edax rerum (Ovidio)
- Homo edacior!!
Il portale è a sesto acuto, con membrature sagomate, dal profilo curvilineo, composto da una triplice ghiera. Gli incavi, evidenziati dai profili convessi, sono proporzionati alla continuità dell'intera facciata (Quasi immane sinfonia di pietra" Hugo). Sorta nella Francia settentrionale verso la metà del secolo XII, l'arte gotica si diffuse in tutta l'Europa, assumendo aspetti ed espressioni relativi ai gusti locali.
In Italia il gotico fu, introdotto dall'ordine religioso cistercense tra il secolo XII e XIII. Nella prima metà del quattrocento, in Bivona, erano iniziati, protraendosi fino al cinquecento, i primi insediamenti di ordini religiosi: Minori, francescani, Benedettine, Carmelitani, Domenicani e Gesuiti, tant'è che il numero delle chiese aumentò a dismisura nell'ambito di un territorio molto limitato.
L'architettura cistercense influenzò l'ordine mendicante dei Francescani e quello dei Padri Predicatori Domenicani, (molto attivi nella comunità bivonese) subendo localmente degli adattamenti. Infatti la chiesa Madre (ora demolita) con il suo portale fu una costruzione "tipica": la nudità dovette essere glaciale, sebbene semplice e maestosa. L'arco è a sesto acuto, ma ribassato. Tra l'ultima ghiera ed il rosone, (ora privo degli elementi radiali) il piccolo spazio sottolinea l'assenza di uno slancio verticale; segno della persistenza della struttura propria dell'architettura romanica. Impossibile accostare la chiesa Madre alle altre a sesto acuto lanceolato, alte, aeree, ricche di vetrate e di sculture. Il portale, ancora, costruito con piccoli conci intagliati a formelle con decorazioni a zig-zag e con piedritti polistili, raggiunge il massimo della delicatezza gotica dell'intera costruzione. Ma gli ornati fogliacei, la punteggiatura dei fiori a testa di chiodo e le incisioni da ricamo denotano una estrema ed eccessiva accuratezza stilistica e della forma, molto vicina ai gusti orientali.
La parte sporgente lasciata ad arte nelle pareti esterne dei conci, che costituiscono 1'intera superficie degli archi, accentua il contrasto chiaroscurale ed il valore plastico, cari ai modelli chiaramontani.
Ancora sugli spigoli delle tre cornici aggettanti si notano una croce greca, una Madonna con il braccio Gesù Bambino e due Angeli sopra una torre, mentre sul capitello, foggiato di motivi grecocorinzi, poggia una falsa trabeazione che illustra momenti del Vangelo.
Si potrebbe dire, infine, paradossalmente, che il tempo "ha forse reso alla chiesa più di quel che le ha tolto, diffondendo sulla facciata quel cupo colore dei secoli che fa esser più belli i monumenti nella loro vecchiaia".


Filippo Grano