VUOTO DI MEMORIA

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(28.11.1991)

VIOLENTE REPRESSIONI

Amico, dai sfogo ai tuoi istinti repressi.

Prendi a gomitate le tue inibizioni
e realizza i tuoi sogni reconditi.

Prendi a testate il mondo
che frena le tue volontà ostacolandoti.

Prendi a pugni tutto ciò

che la vista impedisce a migliori prospettive.

Prendi a pedate coloro
che si pongono tuoi antagonisti verso il traguardo.

Distruggi tutto, qualcuno pagherà.
Come? E questo cos'è?
Il conto da pagare?

(23.06.1992)

ARIA DI CAMBIAMENTO

Tirava una bella aria.

Un giorno d'Autunno. Ero da poco sveglio.
Io la fissavo attraverso le persiane scanalate.
Era troppo bella. Mi decisi a farla entrare.
Che bella ventata di fresco!
Dissi: "Prego si accomodi. Faccia come a casa sua".

L'aria invase la stanza, rinfrescò tutto.
Io ero felice, ma infreddolito.
Chiusi la finestra.
Dissi: "Prende qualcosa?"

Quella si sdraiò sul mio letto.
Primo, secondo, terzo, quarto, ordinò.
Caffè, frutta, dolce e gelato (come se il freddo non bastasse).
Preparai tutto.
Dissi: "E' pronto!"

Quella cominciò a parlare sboccato
ed infilarsi le dita nel naso.
Poi prese i piatti, li rovesciò per terra
e mi prese a calci.
Dissi: "C'è qualcosa che non va?"

Quella non si frenò, continuò nel suo sfogo,
aprì l'armadio, vi frugò dentro,
rivoltò tutto e vomitò per tutta la stanza.
Io non sopportai più.

La finestra era chiusa, aprii la porta.
Dissi: "Fuori!" e la cacciai.

Era una bella aria ma troppo viziata.

(30.11.1991)

ARIA CONDIZIONATA

Un grande vento batteva gli usci aperti.
Le persiane cigolavano; dagli spiragli fischi.
Il suono penetrava le pareti;
un groviglio di suoni s'accresceva.

Io me ne stavo pensieroso,
riflettevo sul da farsi per il giorno.
Non d'aiuto eran certo quei rumori,
anzi fastidio recavano senz'altro.

Dopo poco tempo mi decisi,
presi un bastone e corsi alla finestra.
Dissi: "Basta!" e l'aria si fermò,
stagnante dileguandosi divenne.

(18.06.1992)


ESAME

Tra il silenzio di prima
e il sorriso di poi
c'è di mezzo una commedia.
Tra il sorriso di prima
e il silenzio di poi
c'è di mezzo una tragedia.

(20.06.1992)

RIFLESSI MARMOREI

Mi stai di fronte.
Mi fissi negli occhi.
I miei occhi s'inventano vacui
vedo morire in essi il tuo sguardo

Rimani atteggio immobile,
le mani scivolate lungo i fianchi;
come serpenti t'avvolgono drappeggi
ed una cintola poi, tiene su tutto.

I tuoi piedi calibrati sui calzari,
in asimmetria sovrapposti,
sono in sintonia col tuo capo,
fisso e fermo intrinseco lo sguardo.

M'assalgono d'impatto forti dubbi.
Perché mi fissi invano, e col tuo sguardo mi tormenti?
cerchi risposte ad ansie subitanee?
Rispondi almeno, gran maleducato!

Non certo m'indispone
il tuo restare inerte ai miei quesiti;
nè il proseguir, restando impavido,
fermo, ritto e immobile da prima.

Ma scusa, non fissarmi in tale modo,
la gente pensar male potrebbe;
senza contar quel tale dietro me
che a viva voce assai disturba...

Non capisce che disturba? Sto parlando!
Mi chiamava? Non la scuso!!
Come dice? Perché fisso da tre ore
quella statua? Quale statua?

(14.06.1992)


INFELICE CONSTATAZIONE

Amico, tutto passa, o si passa.

I morti passano ad altra vita
Le cose passano di moda.
Le mode passano col tempo.

Gli esami si passano col tempo.
I malanni si passano col tempo.
I pomodori si passano col tempo.
Il tempo stesso passa.

Il treno passa.
L'autobus passa.
Come? E' passato l'autobus?
Noooo, l'ho perso!

(13.12.1991)


FLUTTUANTE ESITAZIONE

Passano i minuti.
Passano le ore.
Passano i giorni.
Passano i mesi.
Passano gli anni.
Ohè, ti decidi?

(04.12.1991)

DISORIENTAMENTO

Passo ogni giorno di là,
una zona periferica del centro,
una via non molto praticata.

Al margine destro s'incontra salendo
una casa diroccata da lontano.
Io però ci passo vicino,
vicino ma sempre distante.

Vedo le crepe dei vecchi balconi,
balconi che un giorno cadranno, e
pensando tra me, non ci penso due volte
e li scanso.

Un giorno un po' uggioso,
scendevo di là, non senza pensieri.
Siccome la strada, sempre passavo salendo,

stavolta scendendo non noto per niente la casa,
e nè il suo balcone pendente.

Alzo un po' gli occhi,
c'ero proprio sotto,
cade il balcone...

(10.12.1991)
MANIE DI GRANDEZZA

Ero al terzo sonno, da poco dormivo
ed ero in dormiveglia, quasi sveglio
ed occhi aperti.
Praticamente sveglio in piena notte.

Dalle socchiuse imposte intravedevo
il buio pesto ancora della notte,
la luna fuori luceva come un neon,
e notte da licantropi, era piena come un pesco.

Comunque il luccichio di questa luna
filtrava le persiane e penetrava
per la stanza,
facendo intravedere la mobilia.

Fu allora che mi accorsi con timore
di un'ombra, sagomata d'uomo, che stava
seduta al mio scrittoio.
Aveva naso a punta e laurea tra le orecchie.

In preda a crisi neurologica, avvicinai pavido
costui e mossi labbra in tosto modo:
"Non è che ci avrebbe due foglie di alloro
per far un po' d'acqua bollita?"

Quello si voltò velocemente occhieggiando
in maniera minacciosa, s'alzò, lo riconobbi,
era Dante di Alighiero. Mi disse con impeto furente:
"Perché hai sognato d'esser me?"

La storia mi fu nuova, non seppi più dir niente,
quello venne dove stavo.
Mi diede un paio d'energiche scozzate,
feci due capriole e m'assopii.

Soltanto l'indomani mi destai e ripensai,
l'accaduto mi sembrava solo un sogno.
Sullo scrittoio la Divina Commedia.

(08.12.1991)


PORTAMI

Portami una matita
cosicchè possa disegnare
il mantello solare di un giorno d'estate.

Portami un pennello
cosicchè possa dipingere
il canto degli uccelli in verde primavera.

Portami un gessetto
cosicchè possa segnare
il corso dei venti di un burrascoso inverno.

Portami un pastello
cosicchè possa descrivere
l'imbrunire grigiastro di paesaggi autunnali.

Insomma, me la porti o no,
una bic da cento lire che devo scrivere!

(25.06.1992)

MATTO

Se ti credi d'esser solo,
solo e savio ognor tra matti;

non c'è matto tra di noi,
quindi amico non sbagliar!

Che non sei l'unico matto
in un mondo invece savio?

(20.06.1992)


SENZA SENSO

Non ha senso che
le foglie cadute vuotino gli alberi.

Non ha senso che
l'aria diventi un'afa soffocante.

Non ha senso che
la neve fiocchi lieve fino al suolo.

Non ha senso che
i fiori nuovi ricoprano i campi.

Non ha senso che
tu adesso trovi un senso a tutto ciò che hai letto.

(21.06.1992)

APRI

Apri le porte del tuo cuore,
comincerò a parlare.

Apri le finestre dell'intelletto,
ascolterai ciò che dirò.

Apri uno spiraglio nel pensiero,
capirai tutto.

Apri i cancelli dell'anima,
rifletterai su quanto detto.

Adesso chiudi tutto, c'è corrente.

(15.06.1992)


FIUMI DI PAROLE

Mi sono inguaiato!
Dopo sto titolo che scrivo adesso?
Non ho niente da scrivere!

(17.06.1992)


FANTASIE NUBIFERE

Il cielo colora di un alba
rossastra al tramonto.
E' da poco iniziato l'inverno ma
fuori non fa tanto freddo.
Oggi è senz'altro un gran giorno,
usciamo un po' fuori,
facciamo un giretto.

Le nuvole formano in cielo
diversi strati inconsueti.
Siamo in aperta campagna,
qui il cielo si vede d'intero.

Ci son nubi di umane forme,
forme di uomini armati a cavallo
e come nei film lo scontro
di due opposte fazioni.
Ed il realismo si tinge
di un nero più cupo del nero.

Il fragore delle folgori rimbomba
con impeto sempre maggiore.
All'orizzonte dei lampi,
la pioggia mi sembra vicina.

Sembrava solo una pioggia,
ma fu solo un acquazzone.
Io corro dapprima,
poi zuppo m'arresto.

In mente concludo:
"Porcaccia, forse mi sono
dimenticato l'ombrello a casa!"

(03.12.1991)


SEMPRE

Ripenso sempre ai momenti passati insieme.

Ripenso alle giornate in spiaggia,
quante insolazioni.

Ripenso alle escursioni in montagna,
quanti ruzzoloni.

Ripenso alle guide in autostrada,
quanti incidenti.

Ripenso alle mangiate in campagna,
quante indigestioni.

Ma sarà che porti sfiga?

(06.12.1991)

VIENI QUI

Sei solo? Non farti problemi.
Vieni qui che ti faccio compagnia.

Sei infelice? Non farti problemi.
Vieni qui che ti rallegro un po'.
Sei affamato? Non farti problemi.
Vieni qui che ti faccio mangiare.

Sei senza soldi? Non farti problemi.
Vieni qui che te li do io.

Sei... Ma che sei venuto davvero?
Ma va via, era solo una poesia.

(12.12.1991)
LAMPO DI GENIO

Privo di idee su una distesa erbosa,
m'avvilivo ammirando il cielo.

I colori fittizi dei fiori rendean
mesto il paesaggio, ma ciò dovuto era
ai colori alquanto smorti delle nubi.

Formavano, al sole evanescente dirimpetto,
stratocumuli grigiastri e,
prossima tra terra e cielo era distanza.

La mia stremezza mentale si fondeva
con i fervidi boati presagenti un temporale e
perseguiva entro me un senso d'enigmatico sollievo.

Ad un tratto, uno squarcio di cielo,
la terra riscopre vivaci colori, un lampo,
attraversando terre incolte, in pieno mi colpì.
Io mi sentii ora rinato, ora istupidito,
ma a scrivere poesie ricominciai.

(09.12.1991)


Matteo Mangiacavallo nasce a Sciacca nel 1972.

Le sue poesie, pubblicate su queste pagine, rappresentano una selezione dell'intera raccolta precedentemete edita in un volumetto intitolato "Collusioni Irriducibili".
L'autore, che segue uno stile tutto suo, prendendosi, quando può, qualche licenza poetica in più, ironizza parodisticamente sul modo di vedere il mondo e di pensare di molta gente che, vittima di un pessimismo cronico, trasferisce i propri demoralizzanti stati d'animo alla stragrande maggioranza dei propri interlocutori, anche attraverso pseudo-poesie.
Il messaggio intrinseco che quindi vuole essere inviato, tramite questa raccolta di componimenti più o meno poetici, è rivolto a tutti coloro che si sentono poeti, nella speranza che cessi una volta e per tutte in loro il vittimismo e l'esasperazione del loro pseudo-dramma personale a tutti i costi.
L'autore, dotato di un profondo ottimismo, con cui tira più che altro a campare, ripercorre, con i suoi componimenti, alcuni mesi di vita ad Urbino, dotando i suoi versi di situazioni infantili, paradossali, umoristiche condite a volte con grandi paroloni (gli stessi che, usati dalla maggior parte di pseudo-autori di poesie, sono prive di significato).
L'autore dota di particolare importanza il titolo di ogni componimento, a cui affida l'incarico di collegarsi in tutt'uno con la poesia o inversamente di scollegarsi contraddittoriamente con essa.